
Carissime rose e gigli fondamentali,
il giorno è arrivato sabato 10 ottobre, all'appuntamento con la storia, la puntualità delle rose è stata implacabile, non hanno prodotto danni alla loro fiera determinazione i bollettini meteorologici avversi dei giorni scorsi.
Ben prima delle 9,30 gli storici cubetti di porfido di Piazza Martiri hanno fatto da lieto supporto alle scorrevoli ruote del roseo gruppo e non è certo passata inosservata la macchia del tenue colore che prendeva consistenza nella griglia di partenza, narrano le cronache che da una finestra del torrione degli spagnoli, credibili testimoni, abbiano visto la celebre sagoma del principe Alberto Pio affacciarsi e sorridere compiaciuto alla vista delle concittadine rosee mentre con la mano faceva un saluto benaugurante.
Gli stessi testimoni hanno assistito poi ad un fenomeno unico, l'imponente torre del Passerino che svetta alta sul castello, per contribuire all'impresa e per affinità si è pluralizzata e femminilizzata, diventando così per l'occasione la simpatica "torre delle passerine" testimonial di quelle che erano in procinto di prendere il via ai piedi della sua lunga ombra mattutina.
Puntuale alle 9,50 lo starter, dopo il conto alla rovescia che ha incrementeto le pulsazioni cardiache e procurato brividi sulla pelle delle concentratissime atlete, ha dato il via alla gara, chi pensava di aver già passato il momento di massima emozione si sbagliava, infatti percorrere corso Fanti, via Fassi e le altre vie del centro fra il calore e gli applausi del sorpreso pubblico che non si aspettava tale spettacolare chiusura del gruppo, se mai era ancora possibile, ha procurato ulteriore emozione per non dire addirittura commozione.
Manfredo Fanti sul suo cavallo era di servizio alla prima curva e al roseo passaggio con stentorea voce ha tuonato:
- Per Giove, con simili truppe avrei vinto mille le battaglie -
Limidi, Soliera, Ganaceto hanno salutato con sincero entusiasmo il passaggio della formazione rosa contribuendo a mantenerne alto il tasso adrenalinico, ma in prossimità di Modena l'aria ha iniziato a saturarsi di quel profumo denso che caratterizza l'imminenza della pioggia, inducendo qualcuna al pensiero d'indossare la cuffia da doccia che aveva preso con se, voci di corridoio insinuavano che c'era chi aveva in tasca il rotolo del domopack col quale, alla necessità, intendeva impermeabilizzarsi.
La pioggia puntuale ha cominciato a scendere mettendo a dura prova "i mozzi" (tipico gergo cilistico derivante dal greco: adesa agh pruvom i moss) delle spinose atlete che reattive alle intemperie, dopo alcuni chilometri hanno sconfitto anche la pioggia che si è arresa al loro incedere implacabile, col morale alle stelle e la riga nera, tracciata dagli spruzzi della ruota posteriore, sul fondoschiena a pieni pedali anche Maranello è stata espugnata.
Se dovessi esprimere con un solo termine quanto successo alla Fazzana l'unica parola sensata sarebbe: DIVORATA.
Per dovere di cronaca devo però circostanziare che le "stupefacenti", sotto l'obbiettivo dei nostri affannati fotografi, hanno superato numerosi maschietti arrancanti sfoderando una tale energia che uno scienzato di passaggio l'ha classificata un lustro oltre il fotovoltaico.
La controversa discesa della via Vandelli, falsa nelle contropendenze, affabulatrice nelle ripide discese e traditrice nelle ghiaiose curve è stata affrontata in ordine sparso con tecniche molto soggettive: dalla quasi caduta libera al freno tirato a più non posso, a San Michele ricompattamento del mazzo e giù ancora verso la diga del Pescale che, sotto le trentadue leggiadre ruote delle fantastiche sedici, sorrideva al dolce solletico.
Con la tattica formazione a testuggine accuminata e una coda di naufraghi appesi in fondo sfiorando delle velocità impensabili solo prima delle ferie, l'ormai protagonista gruppo rosa ha macinato gli ultimi quaranta chilometri compatto dando fondo alle riserve di energie sapientemente risparmiate.
Informata dell'evento che si stava concretizzando la direzione della gran fondo ha subito inviato una motostaffetta che ha pilotato la testuggine rosa fino in prossimità dell'arrivo.
Ricalcare con le ruote corso Fanti è stato un triplice piacere: in primis per la città di Carpi, in secundis perchè la paternità del nuovo assetto del corso è del nostro amico Zona e per il principio transitivo delle cose gran parte del merito è stata trasferita, attrverso riti che solo i geometri conoscono, alla moglie, rosa talentuosa, Letizia, in terziis perchè era l'epilogo di un progetto iniziato in primavera e fra fatiche, sacrifici e coraggio era arrivato alla miglior conclusione sperata.
Assiepati lungo le transenne amici e amiche (riconoscibili dai sorrisi sinceri) familiari (sorriso stanco e occhio all'orologio) concubini/e (identificabili dalle forme geometriche a sei facce dei loro accessori) e pubblico sportivo (caratterizzato dalle sporte che teneva in mano) hanno salutato, applaudendo con calore, l'arrivo del meraviglioso roseto.
Dopo il traguardo esplosione di gioia generale di tutte le rose e su tutti le ispirate parole di Lorenza intervistata dallo speaker della manifestazione, poi generoso bagno di folla, firme di autografi e dichiarazioni ai giornali di floricoltura.
Ragazze/i concludo con la frase più bella che ho sentito in questi ultimi giorni: felicità genuina quella che ti conquisti con la fatica e la volontà.
E' stato bello
Ugo