
LA PERFETTA ROSA CICLISTA
La mattina stabilita per l’uscita in bicicletta
per le rose è un’alzataccia per non far le cose in fretta,
c’è da far la colazione per il pieno d’energia
dieci fette e marmellata sono il meglio che ci sia,
poi sedute sopra al water perché ha detto Carlo Po
si va molto più veloci se si è fatta la popo.
La cremina fresca fresca che previen l’irritazione
va spalmata con gran cura nelle intime tue zone,
poi davanti al grande specchio a studiar gli abbinamenti
è importante per le rose il color degli indumenti.
Attillati i pantaloni intorno ai fianchi e sulla chiappa
per fortuna c’è il fondello che nasconde un po’ la spacca,
oppur c’è il body smanicato che in estate vi consente
senza fare sforzo alcuno d’abbronzarvi veramente.
I calzini bassi bassi fermi sotto la caviglia
conferiscono alle gambe uno slancio a meraviglia
state attente poi però, se le calze non son rosa
il risultato che si ottiene di sicuro è un’altra cosa.
E ci vuole tanta classe, per curar la sicurezza,
andar in giro con il casco e non perder la bellezza,
io da attento osservatore, vista la disinvoltura
ho capito che per le rose non è cosa affatto dura.
Due occhialoni sopra al naso per non prender moscerini
le rifiutano anche il bacio se la vedono i bambini,
due guantini con mezze dita per non far venire i calli
e poi via a testa bassa su per monti e giù per valli.
Bici sempre impolverata, sempre sgonfie son le ruote,
le spinose in questo caso d’attenzioni sono vuote,
tanto sanno che alla mattina
trovan sempre un assistente che ci dà ‘na pompatina.
Per andare alla partenza
per esempio la Lorenza
passa proprio per il centro
ed osserva nelle vetrine la sua immagine là dentro
bella in ver la senzazione
testa alta, gamba stesa, buona pur l’impostazione
lentamente gira la ruota e con lei pure il pedale
piano piano nella mente un pensier chiaro trasale:
cazzo, ma non par neanche vero
che l’immagine riflessa sia me stessa per davvero.
Con il crin fuori dal casco pedalar nell’aria densa
è una gioia molto bella e diventa molto intensa,
se la strada repentina
scende forte a serpentina
giù si butta a capofitto qualcheduna coraggiosa
tira il freno con prudenza qualcun’altra timorosa
ma alla fin della discesa anche l’ultima rosetta
viene attesa con rispetto senza avere alcuna fretta.
Con la mano sulla leva pronta a cambiar rapporto
se la strada va in salita se ne mette uno più corto
anche se in cuor d’ognuna e non posso darvi torto,
ad usarne uno più duro c’è maggior soddisfazione
vien da dir subdolamente è miglior la prestazione.
Se di Carpi la granfondo è un traguardo molto ambito
con gran classe e senza tema è un bel compito eseguito
dalle splendide ragazze dall’abbigliamento rosa
e al traguardo giungon sempre in formazione assai sontuosa
con sorpresa della folla cui aperta resta la bocca
e commenta con piacere: - Vacca boia quanta gnocca -
Quando storiche ricerche di sicuro hanno appurato
che di Silvio e di Benito Rosa furono le mamme
mi son molto preoccupato,
pronto a fare fuoco e fiamme
per cambiar le nostre rose in violette o margherite,
ma con calma il presidente mi ha guardato dentro e fuori
senza aprir quasi le labbra ste parole ha profferite:
- Lo sapevo da cent’anni, ma le nostre son migliori!-
La mattina stabilita per l’uscita in bicicletta
per le rose è un’alzataccia per non far le cose in fretta,
c’è da far la colazione per il pieno d’energia
dieci fette e marmellata sono il meglio che ci sia,
poi sedute sopra al water perché ha detto Carlo Po
si va molto più veloci se si è fatta la popo.
La cremina fresca fresca che previen l’irritazione
va spalmata con gran cura nelle intime tue zone,
poi davanti al grande specchio a studiar gli abbinamenti
è importante per le rose il color degli indumenti.
Attillati i pantaloni intorno ai fianchi e sulla chiappa
per fortuna c’è il fondello che nasconde un po’ la spacca,
oppur c’è il body smanicato che in estate vi consente
senza fare sforzo alcuno d’abbronzarvi veramente.
I calzini bassi bassi fermi sotto la caviglia
conferiscono alle gambe uno slancio a meraviglia
state attente poi però, se le calze non son rosa
il risultato che si ottiene di sicuro è un’altra cosa.
E ci vuole tanta classe, per curar la sicurezza,
andar in giro con il casco e non perder la bellezza,
io da attento osservatore, vista la disinvoltura
ho capito che per le rose non è cosa affatto dura.
Due occhialoni sopra al naso per non prender moscerini
le rifiutano anche il bacio se la vedono i bambini,
due guantini con mezze dita per non far venire i calli
e poi via a testa bassa su per monti e giù per valli.
Bici sempre impolverata, sempre sgonfie son le ruote,
le spinose in questo caso d’attenzioni sono vuote,
tanto sanno che alla mattina
trovan sempre un assistente che ci dà ‘na pompatina.
Per andare alla partenza
per esempio la Lorenza
passa proprio per il centro
ed osserva nelle vetrine la sua immagine là dentro
bella in ver la senzazione
testa alta, gamba stesa, buona pur l’impostazione
lentamente gira la ruota e con lei pure il pedale
piano piano nella mente un pensier chiaro trasale:
cazzo, ma non par neanche vero
che l’immagine riflessa sia me stessa per davvero.
Con il crin fuori dal casco pedalar nell’aria densa
è una gioia molto bella e diventa molto intensa,
se la strada repentina
scende forte a serpentina
giù si butta a capofitto qualcheduna coraggiosa
tira il freno con prudenza qualcun’altra timorosa
ma alla fin della discesa anche l’ultima rosetta
viene attesa con rispetto senza avere alcuna fretta.
Con la mano sulla leva pronta a cambiar rapporto
se la strada va in salita se ne mette uno più corto
anche se in cuor d’ognuna e non posso darvi torto,
ad usarne uno più duro c’è maggior soddisfazione
vien da dir subdolamente è miglior la prestazione.
Se di Carpi la granfondo è un traguardo molto ambito
con gran classe e senza tema è un bel compito eseguito
dalle splendide ragazze dall’abbigliamento rosa
e al traguardo giungon sempre in formazione assai sontuosa
con sorpresa della folla cui aperta resta la bocca
e commenta con piacere: - Vacca boia quanta gnocca -
Quando storiche ricerche di sicuro hanno appurato
che di Silvio e di Benito Rosa furono le mamme
mi son molto preoccupato,
pronto a fare fuoco e fiamme
per cambiar le nostre rose in violette o margherite,
ma con calma il presidente mi ha guardato dentro e fuori
senza aprir quasi le labbra ste parole ha profferite:
- Lo sapevo da cent’anni, ma le nostre son migliori!-